L’Isola Comacina è l’unica isola del Lago di Como, un parco archeologico quasi incontaminato. L’isola è lunga circa 600 metri e larga appena 200, ma ricca di storia e ricoperta da una rigogliosa vegetazione tipicamente mediterranea. La Comacina dagli abitanti di Ossuccio viene chiamata “el castell“, per via di San Pietro in Castello, una delle chiese edificate sull’isola.

Delle chiese edificate tra XI e XII Secolo : la Basilica di Sant’Eufemia, Santa Maria del Portico, San Pietro in Castello e quelle dei Santi Faustino e Giovita rimane molto poco. L’unico edificio ancora integro è la chiesetta barocca di San Giovanni che contiene al suo interno resti di murature romane una parte di fondazioni di una cappella romanica e resti di un battistero del V secolo. Non è difficile intuire che quest’isola è molto speciale per chi ama l’arte, tanto che si dice che fu il luogo d’origine dell’arte comacina, che con lo stile lombardo contribuì al Romanico.

Ora su questa particolare isola potrai trovare, oltre alle chiese e ai reperti storici, una locanda, e tre villette.

Ma per quale motivo parlo di ISOLA MALEDETTA?

La tradizione popolare lega L’isola Comacina a una maledizione secondo la quale chi decide di abitarla è destinato a morte certa. Tramandata da secoli e legata alle vicende del Barbarossa che proibì l’ occupazione dell’isola (si ipotizza che gli abitanti della Comacina avevano “troppa intesa” con Milano anziché con Como) e la scomunica del Vescovo di Como Vidulfo che pronunciò queste parole: “Non suoneranno più le campane, non si metterà pietra su pietra, nessuno vi farà mai più l’oste, pena la morte violenta.” Parole davvero cattive sei d’accordo? Da allora nessuno occupò più l’isola ma nel 1948 Carlo Sacchi, Sandro De Col e Lino Nessi decisero di aprire una Locanda sull’isola. Poco dopo la grande decisione iniziano le tragedie: Sandro De Col muore per un incidente sulla moto d’acqua, di cui era campione, Carlo Sacchi viene ammazzato dalla sua amante, la contessa Bellentani. Lino Nessi, sopravvissuto a disgrazie, si ritrova da solo. Sconsolato, preoccupato e con ormai l’ entusiasmo all’altezza delle scarpe fu spronato dallo scrittore Francis Dale a non arrendersi e di sfidare la maledizione del signor Vidulfo, praticando il “rito del fuoco” per togliere dall’isola quella scomodissima maledizione.

…. Da allora non ci furono più eventi disgraziati e l’isola tornò ad essere una meta prediletta per artisti, scrittori e personaggi del mondo dello spettacolo...

IL RITO DEL FUOCO, OGGI, ALLA LOCANDA

Ogni pasto si conclude con un “rito del fuoco” in ricordo di quello che liberò l’isola dalla maledizione. Il rito, comprende la preparazione di una miscela di acquavite, zucchero e caffè che viene offerta contemporaneamente a tutti gli ospiti accompagnata dal suono della campana.

RITUALE DEL FUOCO GRECO

Il fuoco greco era una miscela usata dai bizantini per attaccare i nemici con il fuoco e per incendiare il naviglio avversario.L’espressione “fuoco greco” non è riscontrata nelle fonti bizantine la miscela era chiamata con i nomi “fuoco marino”. La sua efficacia bellica era assicurata dal fatto che gli incendi causati dalla miscela non erano estinguibili con l’uso dell’acqua che, anzi, ne ravvivava la forza.

FESTA ANNUALE

Ogni anno, il Sabato della settimana del 24 Giugno, si commemora la devastazione dell’isola avvenuta nel 1169 da parte di Federico Barbarossa. Un grandioso spettacolo pirotecnico “incendia” l’isola e la notte sul lago illuminato da migliaia di “lumaghitt” galleggianti.

La festa ricorda la devastazione dell’isola Comacina avvenuta il 24 Giugno del 1169 su ordine dell’Imperarore Federico Barbarossa.

CURIOSITA’ DAL MONDO DEI VIP

Si dice che Hitchcock amasse la Comacina e adorasse starsene seduto nella sua unica locanda ad ammirare il paesaggio per prendere ispirazione per i suoi film . Il maestro del terrore non poteva scegliere posto migliore.

PROSSIMAMENTE… LE ALTRE LEGGENDE DELL’ISOLA COMACINA

  • SAGRO GRAL
  • IL SANTO IN FESTE DI PELLEGRINO AFFAMATO STAY TUNED…

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