Vuole la tradizione che a Brunate si coltivino squisite cipolle capaci di generare irresistibili soffritti e profumatissime insalate.  Pare che fino all’inizio del secolo fossero considerate le migliori cipolle d’Italia.  Una qualità così riconosciuta si contrappone però un’indole che sa di … doppiazza, causata dalla stratificazione del manto vegetale di cui il bulbo è vestito.  Orbene, le cipolle di Brunate che per tale natura e per la loro propensione a far piangere non godevano certo di assidui corteggiatori, decisero un giorno di trovar marito.  Scoraggiate però dalla vana ricerca, non rimase loro che rimettersi al responso degli oracoli.  Costoro, interpellati, diedero una risposta assai sibillina: «Andate a cercare marito sulla riva delle vacche».  Stupite, le cipolle cominciarono a chiedersi quale fosse questa misteriosa riva delle vacche e si misero alla sua ricerca.  Peregrinarono allora per giorni e giorni lungo le rive del lago senza però giungere ad alcuna località che avesse tale nome.  Si confidarono persino con un sacerdote il quale affermò che sì, sapeva bene quale fosse la “riva delle vacche”, ma siccome non aveva intenzione di rivelarlo, le esortò a continuare con pazienza la ricerca chiedendo a destra e manca.  Quando furono in procinto di riprendere il cammino, un barcaiolo che stava per attraccare 

chiese loro da dove venissero e dove fossero dirette Alla riviera delle vacche »risposero in coro.  Il barcaiolo non poté fare a méno di scoppiare in una fragorosa risata e indicò loro dove si trovava la loro tanto agognata meta: dall’altra parte del lago, dove si adagia il paese di Laglio.  «Ma disse costui – questo nome la riva quando la raggiungerete.  Gli abitanti se ne dovrebbero molto a male e non vi risparmierebbero solenni legnate. »  Come d’incanto, le cipolle brunatesi parvero ringalluzzire e animarsi di nuove speranze, tanto da scordare i demoralizzanti risultati accumulati fino a quel momento.  Prima di farsi traghettare all’altra sponda vollero però sapere dal barcaiolo il motivo per cui la riva aveva assunto quel nome e il motivo di tanto pericolo nel menzionarne il nome in luogo.  E il buon uomo, lusingato dalla richiesta, brevemente ne raccontò la storia: «Tutto avvenne il giorno in cui un battello di allegri giovanotti, propensi soprattutto a rincorrere gonnelle e bere in taverna, faceva vela da queste parti.  Da lontano scorsero sulla riva una fila di macchie biancastre nelle quali qualche giovane credette di intravvedere delle vacche nell’atto di abbeverarsi.  Altri della combriccola sostenevano invece fossero delle fantesche.  Siccome la contesa pareva non aver fine, i giovani scommisero: vacche o fantesche?  I perdenti offerti agli altri una lauta cena.  Giunti a riva scoprirono che si trattava di lavandaie intente a strizzare i loro panni nell’acqua del lago, ma la notizia della scommessa passò di bocca in bocca fino a rimanere nella memoria del luogo con il nome di “riviera delle vacche”; del che  non furono propriamente entusiasti gli abitanti di Laglio »Il barcaiolo ha terminato il suo racconto, e … Ed al molo accostandosi di Laglio venne il popolo in gran folla, e si prese ogni cipolla per marito un … capo d’aglio.

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