Chiavenna, circondata da una natura unica: montagne, sentieri e cascate, con il suo borgo Medievale, con la sua storia, sagre e musei,  offre ai visitatori anche diverse curiosità. Una, in particolare che colpisce per la sua singolarità: su diversi portoni di diverse dimore, al posto del classico battente, troviamo una figura di serpe in ferro battuto. Stupisce la scelta, se si pensa che il serpente è uno dei più classici simboli tra bene e male. Evidentemente la serpe posta a guardia di questi portoni“si carica di un significato protettivo”.

UN’ ANTICA LEGGENDA SPIEGA L’ORIGINE DI TALE SIGNIFICATO…

Un tempo i Chiavennaschi dovettero subire una vera e propria tragedia, un’ invasione di moscerini e piccoli insetti, con conseguenze non solo fastidiose, ma anche disastrose per l’agricoltura: gli indesiderati ospiti, infatti, banchettavano alle spalle delle fatiche e del sudore dei contadini, prendendo d’assalto i raccolti, ed in particolare la frutta e la verdura. Si trattava di un vero flagello, i Chiavennaschi, dopo averle provate tutte per liberarsi degli insetti, si rivolsero, esasperati, ad un mago che aveva una fama potente e operatore di sortilegi e magie.

Il Mago..


Costui amava parlare per enigmi, ed enigmatica fu la risposta che diede loro: si limitò a chiedere se avessero visto una serpe bianca, senza aggiungere null’altro che potesse chiarire il senso delle sue misteriose parole. I Chiavennaschi stupiti di fronte alle parole del mago non osarono chiedere di più, limitandosi a rispondere che di serpi se ne potevano vedere molte, ma di bianche non se n’erano mai viste. Se ne tornarono, quindi, a casa, convinti che il mago non volesse o non potesse aiutarli.

Lo stupore aumentò…

quando videro il mago entrare nella cittadina, la sera di quello stesso giorno, chiamando a raccolta la gente intorno a sé e chiese che si preparasse un grande falò. Nessuno osò chiederne la ragione, e la catasta di legna fu preparata. Egli stesso appiccò il fuoco, e questo divampò, diffondendo i suoi bagliori nelle ombre della sera.
Ad un certo punto il mago estrasse dal suo mantello uno strumento magico, e cominciò ad intonare una melodia. Una melodia strana, che non si era mai udita, una melodia magica, che evocò, dal fuoco, un essere misterioso. All’inizio non si riusciva a distinguere cosa fosse quell’essere che prendeva forma fra le fiamme, poi la sua forma si fece più chiara, più definita. Era una serpe bianca, la serpe bianca di cui aveva parlato il mago. Il misterioso animale, guizzando fra le fiamme, attirò tutti gli insetti ed i moscerini che avevano infestato la zona. Tutti, proprio tutti, furono così inghiottiti dalle fiamme e sparirono, per sempre. Gli abitanti di Chiavenna avevano assistito alla scena, e rimasero sbigottiti.

Colpa di scena
Non si erano ancora ripresi dallo stupore, quando accadde qualcosa di ancor più prodigioso: il fuoco si era fatto ancora più vivo, quasi accecante, e la serpe, che sembrava fare tutt’uno con il fuoco, si protese in direzione del mago, lo avvolse nelle sue spire e lo trascinò nel cuore delle fiamme. Tutto questo accadde in pochi istanti. Il mago, sempre avvolto nelle spire della serpe, cominciò ad ardere, consumandosi, e con lui si consumava anche la serpe. Alla fine non si vedevano che le fiamme: la serpe ed il mago erano spariti. Anche le fiamme cominciarono a spegnersi, rapidamente, lasciando, sotto lo sguardo degli esterrefatti presenti, il posto ad un gran mucchio di tizzoni fumanti.

dal web


La vincita contro la maledizione

Stupore e confusione invadevano le menti di coloro che avevano assistito a quella serata magica. Tra sollievo e timore per la scomparsa del mago, i cittadini di Chiavenna dominavano pensieri continui e diversi tra loro. In alcuni prevalse l’idea che essa fosse la manifestazione visibile della forza magica evocata dal mago, che aveva liberato la città dagli insetti nocivi, altri preferirono pensare che fosse una forza magica che aveva punito il mago per aver attuato un sortilegio empio . In entrambi i casi, la serpe bianca venne vista come forza protettiva e come tale venne posta sull’uscio di diversi palazzi.

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