La Giubiana è una figura di folklore tipica Lombarda e Piemontese. Ma sotto altre forme e nomi è presente un pò in tutta Italia.

La tradizione vuole, che l’ultimo giovedì, del mese di Gennaio, vengano accesi dei falò nelle piazze per bruciare un fantoccio vestito di stracci che interpreta la “Giubiana”. Il rogo assume valori diversi a seconda della località in cui ci si trova, mantenendo sempre uno stretto legame con le tradizioni popolari del luogo.

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1. ORIGINI

La tradizione della Giubiana ha un’origine molto antica. Nel mondo agricolo, l’anno era scandito da ricorrenze periodiche, che accompagnavano i ritmi delle stagioni e che in qualche modo permettevano di sentirsi partecipi dei cicli della natura. Attraverso feste e ricorrenze, erano quindi rivissuti simbolicamente i cicli della natura, in particolare il passaggio tra le stagioni morte e quelle del risveglio primaverile. 

2. LE LEGGENDE

Le leggende che si narrano sulla Giubiana sono diverse da paese a paese. Io personalmente ne conosco 2, eccole di seguito:

– LA GIUBIANA DI CANTU’ (CO)

Questa leggenda è originaria di Cantù, città famosa per il Mobile e per i carri di Carnevale.

La leggenda Narra che cinquecento anni fa, al tempo in cui Cantù era alleata ai milanesi, bussò, alle porte della città, una giovane e bellissima fanciulla. Padre Lorenzo, ammaliato da tanta bellezza, la scambio per la madonna e si lasciò ipnotizzare dalle sue maligne intenzioni. La donna gli ordinò: “Dammi le chiavi della città!”. Conquistate le chiavi, aprì le porte di Cantù ai Visconti , che non si risparmiarono ad attaccare ferocemente la città ma non abbastanza da piegare gli Ambrosiani che riconquistarono la città annunciando ” vendetta” . La Giovane donna, strega o demone, n

hai mai visitato Cantù e il suo mercatino di Natale?
Cantù è famosa per il suo Carnevale, ricco di storia e trazione. Hai già visto il video?

La Giovane donna, strega o demone non è chiaro che essere fosse, fu catturata e portata al rogo. Ai giorni nostri a Cantù questa vittoria e commemorata annualmente bruciando un manichino.

– LA LEGGENDA A RIDOSSO DEI TRE DI’ DE LA MERLA (I TRE GIORNI DELLA MERLA)

La tradizione vuole che durante il rogo della Giubiana si serva Risotto con lo zafferano e salsiccia. Per quale motivo?

La leggenda narra che una vecchia strega dei boschi oscuri, con abiti stracci, calze rosse, gambe secche e lunghissime da permetterle di camminare da un albero all’altro senza mai posare piedi a terra, vagava nei paesi l’ultimo Giovedì del mese di Gennaio, dalla notte fino al sorgere del sole, sempre affamata e ghiotta di bambini.

Una giovane mamma, preoccupata per il suo bambino, in quello stesso giorno, preparò un delizioso risotto giallo con la salsiccia e lo mise sulla finestra. La strega attirata dal buon profumino ne fu subito ingolosita e non pensò più a mangiare il bambino e non si accorse nemmeno che il sole stava per spuntare, rischiando così di morire. Si mangio anche una bambola piena di coltelli e forbici pensando che fosse una bambina ma nemmeno questo bastò per dissuaderla dalla brutta abitudine.

ph by pinterest la Giubiana
ph. by proloco la giubiana

Alla fine però… venne catturata, processata e condannata al rogo! Prima però i Brianzoli la esposero al pubblico e poi a Canzo ci fu l’esecuzione.

La Giubiana venne caricata su Carett dei paisan per essere portata in piazza, dove era già allestita la pira. Furono in tantissimi a partecipare e in prima fila c’era il Boja e gli incappucciati di Cilòstar, con in mando i candelabri per sconfiggere il male (il buio) a seguire i Bun ed i Gramm, bambini vestiti di bianco intenti a far fracasso suonando campanacci e latte vuote per invitare le forze del bene a scacciare quelle del male.

A presiedere il corteo, come forma di solidarietà, parteciparono anche L’avvocato delle cause perse, le streghe, l’indovino e persino il belzebù… personaggi abituati a far spaventare le giovani creature.

Una volta bruciata la Giubiana, che seguendo le tradizioni e i simboli rappresentava l’inverno ossia la stagione buia e cattiva per lasciare spazio alla primavera, alla rinascita, si festeggia appunto mangiando risotto giallo alla lugànega e vin Brulè.

Fonti: Ada Cattaneo Magie e Misteri del quotidiano.

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