E’ importante sapere che la Befana non è una strega! sapete qual è la differenza? La strega porta il cappello a punta la befana un fazzoletto in testa. In molti raffigurazioni nel web sbagliano questo dettaglio! quindi attenzione! Tieni ben distinte le due differenze.

1. LA LEGGENDA DELL BEFANA

In un villaggio, non molto distante da Betlemme, viveva una giovane donna che si chiamava Befana. Non era brutta, anzi, era molto bella e aveva parecchi pretendenti…Però aveva un pessimo caratteraccio. Era sempre pronta a criticare e a parlare male del prossimo. Cosicché non si era mai sposata, o perché non le andava bene l’uomo che di volta in volta le chiedeva di diventare sua moglie, o perché l’innamorato – dopo averla conosciuta meglio – si ritirava immediatamente.

Era, infatti, molto egoista e fin da piccola non aveva mai aiutato nessuno. Era, inoltre, come ossessionata dalla pulizia. Aveva sempre in mano la scopa, e la usava così rapidamente che sembrava ci volasse sopra. La sua solitudine, man mano che passavano gli anni, la rendeva sempre più acida e cattiva, tanto che in paese avevano cominciato a soprannominarla “la strega”. Lei si arrabbiava moltissimo e diceva un sacco di parolacce. Nessuno in paese ricordava di averla mai vista sorridere. Quando non puliva la casa con la sua scopa di paglia, si sedeva e faceva la calza. Ne faceva a centinaia. Non per qualcuno, naturalmente! Le faceva per se stessa, per calmare i nervi e passare un po’ di tempo visto che nessuno del villaggio veniva mai a trovarla, né lei sarebbe mai andata a trovare nessuno. Era troppo orgogliosa per ammettere di avere bisogno di un po’ di amore ed era troppo egoista per donare un po’ del suo amore a qualcuno. E poi non si fidava di nessuno. Così passarono gli anni e la nostra Befana, a forza di essere cattiva, divenne anche brutta e sempre più odiata da tutti. Più lei si sentiva odiata da tutti, più diventava cattiva e brutta.

Aveva da poco compiuto settant’anni, quando una carovana giunse nel paese dove abitava. C’erano tanti cammelli e tante persone, più persone di quante ce ne fossero nell’intero villaggio. Curiosa com’era vide subito che c’erano tre uomini vestiti sontuosamente e, origliando, seppe che erano dei re. Re Magi, li chiamavano. Venivano dal lontano oriente, e si erano accampati nel villaggio per far riposare i cammelli e passare la notte prima di riprendere il viaggio verso Betlemme. Era la sera prima del 6 gennaio. Borbottando e brontolando come al solito sulla stupidità della gente che viaggia in mezzo al deserto e disturba invece di starsene a casa sua, si era messa a fare la calza quando sentì bussare alla porta. Lo stomaco si strinse e un brivido le corse lungo la schiena. Chi poteva essere? Nessuno aveva mai bussato alla sua porta. Più per curiosità che per altro andò ad aprire. Si trovò davanti uno di quei re. Era molto bello e le fece un gran sorriso, mentre diceva: “Buonasera signora, posso entrare?”. Befana rimase come paralizzata, sorpresa da questa imprevedibile situazione e, non sapendo cosa fare, le scapparono alcune parole dalla bocca prima ancora che potesse ragionare: “Prego, si accomodi”.

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Il re le chiese gentilmente di poter dormire in casa sua per quella notte e Befana non ebbe né la forza né il coraggio di dirgli di no. Quell’uomo era così educato e gentile con lei che si dimenticò per un attimo del suo caratteraccio, e perfino si offrì di fargli qualcosa da mangiare. Il re le parlò del motivo per cui si erano messi in viaggio. Andavano a trovare il bambino che avrebbe salvato il mondo dall’egoismo e dalla morte. Gli portavano in dono oro, incenso e mirra. “Vuol venire anche lei con noi?”. “Io?!” rispose Befana.. “No, no, non posso”. In realtà poteva ma non voleva. Non si era mai allontanata da casa.

Tuttavia era contenta che il re glielo avesse chiesto. “Vuole che portiamo al Salvatore un dono anche da parte sua?”. Questa poi… Lei regalare qualcosa a qualcuno, per di più sconosciuto. Però le sembrò di fare troppo brutta figura a dire ancora di no. E durante la notte mise una delle sue calze, una sola, dove dormiva il re magio, con un biglietto: “per Gesù”. La mattina, all’alba, finse di essere ancora addormentata e aspettò che il re magio uscisse per riprendere il suo viaggio. Era già troppo in imbarazzo per sostenere un’altra, seppur breve, conversazione.

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Passarono trent’anni. Befana ne aveva appena compiuti cento. Era sempre sola, ma non più cattiva. Quella visita inaspettata, la sera prima del sei gennaio, l’aveva profondamente cambiata. Anche la gente del villaggio nel frattempo aveva cominciato a bussare alla sua porta. Dapprima per sapere cosa le avesse detto il re, poi pian piano per aiutarla a fare da mangiare e a pulire casa, visto che lei aveva un tale mal di schiena che quasi non si muoveva più. E a ciascuno che veniva, Befana cominciò a regalare una calza. Erano belle le sue calze, erano fatte bene, erano calde. Befana aveva cominciato anche a sorridere quando ne regalava una, e perciò non era più così brutta, era diventata perfino simpatica.

Nel frattempo dalla Galilea giungevano notizie di un certo Gesù di Nazareth, nato a Betlemme trent’anni prima, che compiva ogni genere di miracoli. Dicevano che era lui il Messia, il Salvatore. Befana capì che si trattava di quel bambino che lei non ebbe il coraggio di andare a trovare.

Ogni notte, al ricordo di quella notte, il suo cuore piangeva di vergogna per il misero dono che aveva fatto portare a Gesù dal re magio: una calza vuota… una calza sola, neanche un paio! Piangeva di rimorso e di pentimento, ma questo pianto la rendeva sempre più amabile e buona.

Poi giunse la notizia che Gesù era stato ucciso e che era risorto dopo tre giorni. Befana aveva allora 103 anni. Pregava e piangeva tutte le notti, chiedendo perdono a Gesù. Desiderava più di ogni altra cosa rimediare in qualche modo al suo egoismo e alla sua cattiveria di un tempo. Desiderava tanto un’altra possibilità ma si rendeva conto che ormai era troppo tardi.

Una notte Gesù risorto le apparve in sogno e le disse: “Coraggio Befana! Io ti perdono. Ti darò vita e salute ancora per molti anni. Il regalo che tu non sei venuta a portarmi quando ero bambino ora lo porterai a tutti i bambini da parte mia. Volerai da ogni capo all’altro della terra sulla tua scopa di paglia e porterai una calza piena di caramelle e di regali ad ogni bambino che a Natale avrà fatto il presepio e che, il sei gennaio, avrà messo i re magi nel presepio. Ma mi raccomando! Che il bambino sia stato anche buono, non egoista… altrimenti gli metterai del carbone dentro la calza sperando che l’anno dopo si comporti da bambino generoso”.

E la Befana fece così e così ancora sta facendo per obbedire a Gesù.

Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, fa le calze per i bambini… ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni.

È talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, diventa dolce e buono da mangiare.

Questa meravigliosa storia non arriva da me ma dal blog quanto manca. che ringrazio di cuore

2. LA BEFANA DA VEDERE

– La Freccia Azzurra

FILM ANIMATO COMPLETO DISPONIBILE SU YOU TUBE

La freccia azzurra è un cartone animato tratto dall’omonimo romanzo scritto nel 1964 da Gianni Rodari e realizzato nel 1996, le musiche sono di Paolo Conte.

– La Befana vien di notte

Paola Cortellesi è la Befana nel film del 2018 campione d’incassi. È la storia di una maestra che cova un segreto: ogni anno, il 6 gennaio, si trasforma nella Befana. Verrà rapita da un supercattivo, e sarà compito di un gruppo di suoi alunni riuscire a liberarla. Una straordinaria avventura.

TRAILER UFFICIALE

HAI GIA’ LETTO LA LEGGENDA DEL SOLSTIZIO D’INVERNO CLICCA QUI SOTTO

3. DOLCI E TRADIZIONI LOMBARDE

– IL PAPUROTT DELLA BASSA BRIANZA

“Ma vardè che bel papurott!”

Esclamò Maria, la levatrice della famiglia Battaglia, mentre sollevava l’appena nato Achille, figlio del Barone Gaetano e di sua moglie Lucia, vedendolo grande e in salute.

Commossa nel vedere l’affetto e la vicinanza dei Lissonesi alla nascita del suo primogenito, la baronessa Lucia ordinò al capo cuoco di casa, Antonio, di creare un dolce da donare a tutti i bambini di quel borgo.

Antonio non ci mise molto, aveva già pronto un impasto di farina, lievito, zucchero, latte ed uvetta col quale stava preparando dei biscotti per la prima colazione dei signori; riprese questa pasta e la stese a forma di bambolotto, gli occhi e il burigello erano di uvetta e dopo un’ infornata il dolce era pronto. 

Donna Lucia, entusiasta del risultato, volle che tutti, ma proprio tutti i bambini di Lissone, per la prossima festa dei Re Magi potessero avere quel dolce!

ph dal web

125 Anni dopo, a metà degli anni 30, un altro Antonio, che a dodici anni lavorava per la bottega dei Pozzi come garzone, iniziava a impastare i suoi primi papurott.

Antonio tramandò la sua arte prima alla moglie, Carla, e poi ai suoi figli. 

Ed è ancora così che Alessandro li fa nella sua pasticceria. 

Stesi a mano, decorati con  pezzetti di cioccolato, a volte aggiungendo qualche tocco estroso come un cappello o dei ricci in testa, ma sempre come li sfornava Antonio.

Leggenda da Come è Nata la Tradizione del “Papurott Senza la Bagiana” di Silvano Lissoni

– LA LEGGENDA DEI CAMMELLI DI PASTASFOGLIA

La tradizione cristiana vuole che il 6 gennaio non sia solo il giorno dell’Epifania, ma anche quello dei Re Magi.

La leggenda narra che dalla zona di Varese passarono le reliquie dei Magi, rubate dal Barbarossa nella chiesa di Sant’Eustorgio Milano e da lui donate all’arcivescovo di Colonia. Da qui pare derivi il dolce dell’Epifania di Varese: un cammello di pastasfoglia per ricordare i Magi che galoppano sui cammelli.

I varesini hanno creato un dolce la cui forma deriverebbe dalla  sagamo del cammello. Il dolce è molto diffuso in tutto il Varesotto. Si trova semplice, farcito alla crema, con il cioccolato, sotto forma di crostata o con la panna.

dal web

 Gli ingredienti alla base sono semplici: burro, farina e acqua. C’è poi lo zucchero semolato per fare la crosta caramellata, ed eventualmente cioccolato o panna per le farciture.  A Varese è una vera tradizione che non può mancare nella comune calza.

4. MANIFESTAZIONI

– LIVIGNO TREPALLE

Nella giornata della befana gireranno fra Livigno e Trepalle 7 carrozze trainate dai cavalli per distribuire il Ghibinet ai nostri bambini. Ciascuna carrozza coprirà una zona ben precisa del paese

– MILANO

Altra consuetudine milanese è la Befana Benefica del Motociclista, un grande motoraduno con più di cinquant’anni di storia (la prima edizione è del 1967) che vede la partecipazione di numerosi moto club italiani. Il corteo dei centauri sfila per le vie di Milano e porta doni ai bambini meno fortunati. Quest’anno l’evento è annullato a causa dell’emergenza sanitaria.

Sono davvero tante le tradizioni durante la giornata dell’epifania, tra dolci, leggende ed eventi. Hai tradizione da suggerirmi per arricchire questo articolo? Scrivi nei commenti oppure in privato alla mia mail.. una cosa è certa però.. L’epifania tutte le feste porta via! Ti auguro di intraprendere un Anno ricco di soddisfazioni

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