Durante una delle mie vacanze, nella Bella e amata Sicilia, ho avuto la fortuna di visitare Erice in provincia di Trapani.


Arroccato sulla cima del monte omonimo, il borgo medievale di Erice svetta dall’alto dei suoi 750 metri, godendosi un’eccezionale vista panoramica che guarda al golfo di Trapani  ed alle isole Egadi da un lato ed alla vallata del Valderice dall’altro, abbracciando le campagne dell’entroterra siculo. Piccolo ed incredibilmente autentico, Erice è un labirinto di viuzze rivestito di lastre di pietra che scorrono tra chiese, piazze ed antichi cortili e che ha il potere di sbalordire i suoi visitatori … me compresa quel giorno.

Abbiamo raggiunto Erice in macchina ma si può arrivare anche in autobus e durante i mesi estivi in funivia che la collega con la città di Trapani  .

Dispone comunque di numerosi parcheggi con colonnine a ore (ricordati di portare della moneta), non c’era tantissima gente era metà settembre, siamo stati fortunati ma non abbiamo tenuto conto che quella collinetta all’imbrunire è freschetta e servirebbe un giubbino o una felpa. Perfortuna avevo la salvietta da mare.. mi ha salvato la visita.

– COSA VISITARE A ERICE

Mettere piede a Erice è un po’ come fare un tuffo indietro nel tempo e poco dopo aver attraversato l’arco che si staglia all’ingresso del paese, Porta Trapani, ci si ritrova faccia a faccia con l’edificio religioso più importante del paese il  Duomo di Erice. Si erge imponente nell’ampia Piazza Matrice e sfoggia uno stile gotico ed una Torre Campanaria imponente, che servì in passato da torre di vedetta. Imboccando i vicoli che si dipartono dal Duomo è possibile iniziare un avvincente tour di Erice. Tra lastricati, negozietti, ristoranti e pasticcerie dai profumi inebrianti. Passeggiando lungo Corso Vittorio si incontra un altro dei luoghi di culto della città, la chiesa di San Martino, realizzata per volontà di Ruggero il Normanno e particolarmente raffinata nelle decorazioni interne, caratterizzate da bellissime maioliche ed affreschi.

Una delle icone di Erice è però il suo baluardo difensivo, ossia il Castello di Venere, arroccato sullo strapiombo che delimita il paese e risalente all’epoca normanna. Fu costruito tra il XII e XIII secolo, sui resti di un primitivo tempio dedicato al culto della dea Venere. Nulla può nascondersi alla vista dalle mura del castello, né la pianura di Trapani né le coste che ospitano Bonagia a nord e Marsala più a sud. Né il Monte Cofano e la lingua di terra di Capo San VitoE nemmeno, quando le condizioni di visibilità lo permettono, Mazara del Vallo e le isole di Ustica e Pantelleria, all’orizzonte. Un punto insomma decisamente privilegiato.

I curati Giardini del Balio fanno da cornice al Castello e poco distanti da esso si possono ammirare diverse torri medievali ben conservate. Sotto le torri, su una piattaforma rocciosa, svetta la Torretta Pepoli, una residenza in stile moresco fatta costruire nel 1870 dal conte. Se si capita a Erice non si può non dedicare una passeggiate lungo la cinta muraria realizzata in difesa del borgo. Una cinta davvero antica composta da enormi massi strutturati in un’opera ingegneristica di alto livello. Sono molte le porta di accesso alla cittb gà che aprono brecce di accesso lungo le mura: oltre alla meravigliosa già citata Porta Trapani, è il tratto attorno a Porta Spada ad essere quello dalle origini più lontane ed il meglio conservato.

Tra gli edifici civili di Erice, merita una visita

  • Il Palazzo Municipale, sede sia della Biblioteca Comunale che del Museo Civico;
  • Il Quartiere Spagnolo è invece una fortezza in posizione decentrata rispetto al nucleo del paese, iniziata nel XVII secolo per ospitare soldati spagnoli, ma mai terminata per tale scopo;
  • il Museo degli Antichi Mestieri e sorgendo su uno sperone di roccia offre, come spesso accade a Erice, una vista mozzafiato sui dintorni.

Oggi Erice è famosa, oltre che per le sue bellezze storiche e artistiche, anche per essere sede del prestigioso Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana, organizzazione scientifica fondata nel 1963 e celebre nel mondo, che vale alla cittadina la prestigiosa qualifica di Città della Scienza per la Pace.

– COSA MANGIARE A ERICE

Siamo nella patrica siciliana e ovviamente non puoi che mangiare benissimo in qualsiasi ristorante o rosticceria della zona.

Oltre i classici Arancini o il cous cous, vi elenco dei piatti tipici di Erice e trapani in generale da leccarsi i baffi.

1.Busiate con pesto alla trapanese

Tra i primi piatti tipici che si trovano sulle tavole di Erice e di Trapani ci sono le busiate, un tipo di pasta che deve il nome al ramo di “buso” con cui un tempo venivano trafilate.
Il condimento ideale è il pesto trapanese che deriva da quello genovese per la base di pesto ma la rielaborazione prevede tra gli altri ingredienti pomodori, mandorle e aglio.
Il risultato è molto saporito e si amalgama perfettamente tra le pieghe della pasta che rimane perfettamente condita.

DAL WEB ” BUSSIATE AL PESTO”

2 .Caponata

Questo è uno dei miei piatti preferiti.. Tipico contorno siciliano, la caponata che si mangia nel trapanese è ancora più saporita grazie alle melanzane coltivate sul 37° parallelo, considerato il luogo perfetto per l’agricoltura. A base di melanzane (quelle viola e lunghe) appena raccolte e tagliate rigorosamente a cubetti, cipolla, sedano, pomodori, olive, capperi e olio di oliva, è un piatto molto gustoso in cui prevale il sapore agrodolce dato dall’aceto di vino unito allo zucchero.

dal web “caponata”

3. Genovesi

Dolci tipici del borgo ericino, sono delle prelibatezze a base di pasta frolla farcite con crema pasticcera e spolverate con zucchero a velo. Il nome probabilmente deriva dalla forma di questi dolcetti che richiama il cappello dei marinai genovesi che transitavano spesso per Trapani, dal momento che i commerci tra Genova e il porto siciliano erano frequenti. Ma a dare vita a questi dolcetti sono state le suore di clausura di Erice che preparavano queste prelibatezze insieme a molte altre.

ph. dal web ” i genovesi”

4. Bocconcini di Erice

Sono dei pasticcini molto dolci con un sapore intenso e un profumo di cedro e mandorla. La ricetta originale proviene dal monastero di San Carlo di Erice, dove le suore preparavano questi dolcetti per venderli poi all’esterno. Oggi si trovano in tutte le pasticcerie e vengono preparati con pasta reale, ovvero marzapane, che viene farcita con marmellata di cedro al liquore.

ph dal web “bocconcini di erice”

5. Pane Cunzato.

Pane cunzato significa pane condito. Una ricetta facile, tipica siciliana, di un panino ripieno fatto con ingredienti locali come il primo sale siciliano e i filetti di alici di Sicilia. Il pane cunzato di Scopello, si dice, è quello che segue la ricetta della tradizione. In generale, il pane cunzato è un panino che nasce dalle parti del trapanese, nella Sicilia Occidentale. Quindi, girando per San Vito lo Capo, Erice, Marsala e le Isole Egadi, si troveranno moltissimi forni dove comprare il pane cunzato per poi andarselo a mangiare sul mare, vista tonnara.

ph. dal web “Pane Cunzato”

– LEGGENDE E MISTERI A ERICE

Verso la metà del XIII secolo, in una Erice allora potente, viveva una donna bellissima e sola. Il suo nome vero si è perso nel tempo, ma tutti ancora oggi la chiamano “la Bellina”. In realtà non era bellina, ma bellissima. Lunghi capelli neri, pelle bianca, viso perfetto. Aveva centinaia di uomini ai suoi piedi e altrettante erano le richieste della sua mano da parte di nobili e meno nobili del paese.

Ma Bellina rifiutava tutti, perché il suo cuore era di un giovane soldato a cui aveva promesso amore eterno. L’anello che lui le aveva regalato era il simbolo di una unione che non doveva essere mai interrotta. A questo, però, non si rassegnava un ricco barone. E per ottenere l’amore di Bellina, questi organizzò una trappola con l’aiuto di un mago.

Il mago si finse gioielliere e riuscì ad ottenere l’anello della ragazza con la promessa di lucidarlo. Al momento della restituzione, Bellina non trovò innanzi a sé il gioielliere ma il crudele barone che tentò di baciarla. Non riuscendo ad avere la meglio su di lei, l’uomo inferocito gettò l’anello tra i rovi. Bellina si lanciò sulle spine per recuperarlo e si punse. Per effetto della magia nera procurata dal finto gioielliere, in quell’istante esatto venne tramutata in una biscia.

La Bellina e il fantasma della biscia

La vita di Bellina si fermò in quel momento. Non morì, ma non poté più nemmeno vivere come una ragazza normale. Da quel lontano giorno del XIII secolo, è condannata a reincarnarsi per sempre nelle bisce, finché non ritroverà l’anello perduto e si ritrasformerà in una donna.

Ma se tornasse donna oggi, sopravvivrebbe al dolore di essere giunta al XXI secolo mentre il suo amato soldato è morto 800 anni fa? Forse è proprio questa consapevolezza che impedisce a Bellina di recuperare l’anello. E forse resterà per sempre sotto forma di biscia, a vagare per le strade di Erice.

Non è raro incontrare dei serpenti e delle bisce sulla collina dove sorge Erice. Alcuni si insinuano nelle cantine delle case e poi sgusciano in strada all’improvviso. Non sono velenosi, ma sicuramente fanno paura. Tuttavia, se penserete al dolore di Bellina, magari li guarderete con occhi diversi quando ve li ritroverete tra le scarpe. E, spostandovi di lato, li lascerete andare con un sorriso e una preghiera per l’anima in pena della giovane donna.

Informazioni utili

In una sola giornata è possibile visitare Erice e Trapani, oppure Erice e le Saline di Marsala. Se il vostro soggiorno dura almeno una settimana potrete includere nel tour anche le Egadi, il centro di Marsala e spingervi fino a Mazara del Vallo.

Se hai leggende, tradizioni e suggerimenti che possono essere utili in questo articolo, ti prego di scrivermi a info@infovigstefy-com

https://youtu.be/QYripc0oA_g
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